Pippo Pappalardo

Pippo Pappalardo, Catania - Docente DAC/FIAF - Critico Fotografico
Pippo Pappalardo, Catania – Docente DAC/FIAF – Critico Fotografico

Indice

Bio

Vive a Catania – 

Contatti [email protected]

Disponibile sul territorio siciliano e calabrese; per trasferte necessito di congruo preavviso; sono disponibili anche le conferenze sui generi, sulle figure e sulla storia della fotografia.


Note Biografiche:

Vittorio Graziano - Federica Alba Di Raimondo - Pippo Pappalardo

Vittorio Graziano – Federica Alba Di Raimondo – Pippo Pappalardo

Avvocato, ha studiato “Lettura strutturale dell’immagine nei media” col prof. Nazareno Taddei (Università di Cagliari) continuando a sviluppare gli studi di “Educazione all’immagine e con l’immagine” e, più specificatamente, di “Sociologia della comunicazione visiva”col prof. Enzo Carli (Università di Urbino).

Redattore della rivista “Gente di Fotografia”, é curatore delle pubblicazioni dell’editrice Polyorama; collabora con importanti riviste di carattere nazionale proponendosi con saggi di storia della fotografia, di analisi e di critica delle immagini, di verifica intorno alle pratiche della fotografia.

In tal senso, ha curato numerosi libri (oltre a quelli compresi nel catalogo di Polyorama; tutte le pubblicazioni della Galleria Ghirri – quindi, i cataloghi delle mostre di Leone, Giacomelli, Ghirri, Meyrowitz, Chiaramonte, etc., e tutte le pubblicazioni dell’A.N.A.F. (Ass. Naz. Amatori di Fotografia) per la quale, dal 1996 al 2005, ha curato, come responsabile culturale insieme al prof. Enzo Carli, la pubblicazione del trimestrale N. Notiziario Fotografico; ha pubblicato, inoltre, “Note giuridiche e commenti a sentenze sulla tutela della proprietà dell’immagine e sul rapporto fra diritto di cronaca e tutela della persona in fotografia”.

Ha partecipato a molte mostre collettive su temi siciliani, e contribuito alla stesura di molti audiovisivi, per conto della Regione Siciliana, ma non ha maturato il coraggio di una mostra personale delle proprie immagini che pur supportano la sua didattica.

Ha sperimentato le metodologie elaborate dal fotografo Nino Migliori proponendole presso le scuole primarie come forma immediata di apprendimento della costruzione di un’immagine.

Cura l’organizzazione di manifestazioni fotografiche nella sua regione assumendone la direzione artistica. A Caltagirone è stato co-realizzatore del Museo della Fotografia della Provincia di Catania, ed è condirettore della Galleria L. Ghirri (mostre di P, Monti, Salgado, Siracusa, Pitrone, Strano e altri). A Catania collabora in progetti didattici presso l’Ateneo locale, l’Accademia di BB.AA. la privata Accademia ABADIR e il Centro Arti Visive Sikanie.

Socio onorario di molti circoli fotografici, è stato docente  D.A.C., grazie al quale ha messo ordine in tanta attività. Tutto il lavoro è stato svolto per pura passione e senza alcun interesse economico.


Vittorio Graziano: 50 Anni di Fotografia (1974 – 1924)

Evasioni

Qualcuno ha detto, con cognizione di causa, che la più grande ambizione che
può nutrire un’immagine fotografica, è finire dentro un album fotografico (se un
album di famiglia ancor meglio).
Quindi, finire dentro una collezione, e maturare con la sua traccia cromatica,
con la sua tangibile presenza, quel segno oppositivo all’idea primitiva dell’album
(quella cioè di bianco) che ogni raccolta di tal genere comporta. Una raccolta, si badi
bene, non obbligante ma che si viene a costruire da sé per il privilegio accordato
al dispositivo: le fotografie, diverse per natura, formato, qualità di stampa, di carta,
differenti per soggetti, per le circostanze della loro ripresa, si “costringono” verso un
unico comune denominatore che da un lato le nobilita (per essere state considerate
degne di una selezione, di una conservazione) dall’altro, le accosta e le accomuna
quasi fossero vagoni ferroviari obbligati dal senso della rotaia.
Non conosciamo gli album dell’amico Vittorio Graziano (per quanto, “l’analogicità”
delle sue operazioni fotografiche ce ne lascia immaginare la forma); ma,
nel mentre cerchiamo di ricostruirlo con la nostra immaginazione, constatiamo che
queste immagini, conservate con cura e accostate con attenzione, altra vicenda forse
vogliono interpretare. Una vicenda lontana dal loro referente storico; quel referente
che, infatti, si vuole liberare della pagina, della necessità del formato, e così ascoltare altri richiami, sfidare altri orizzonti.
Come crisalidi nascoste tra gli anfratti di un tempo ancora vitale, le immagini dell’amico Vittorio, stavolta, rifiutano la loro
natura frammentaria e, risolutamente, recuperano, nello spazio della mostra, tutta la loro identità.
Sembrano dirci: “noi fummo” momenti di tenerezza, di orgoglio professionale, di amore filiale, di innamoramento, di festa,
di tempo nuovo, di tempo inventato, liberato. Fummo dialoghi, incontri, confronti, scoperte ed agnizioni. Ed ora voliamo verso
accostamenti, contatti, connessioni, comunioni, talvolta appena volute talvolta appena cercate dal loro autore.
Oggi, infatti, la contiguità tra una foto e l’altra, la sta costruendo il tempo, quel tempo, ahinoi, che cambia il ritratto fotografico
nel ricordo di un nome, che fa di un paesaggio solo il toponimo di un luogo della nostra esistenza, che trasforma un sospiro
in un colore sfocato. Queste foto, infatti, furono la vanità di trofei amatoriali, ai tempi del Foto Cine Clube Bandeirante a San
Paolo (Brasile), prima, e del Cine Foto Club Etna a Catania, dopo, ma anche la soddisfazione di aver trattenuto per un istante
lo spazio ed il tempo.
Ora quegli istanti pretendono altri teatri.
E tutte quelle donne? I loro volti? Le loro domande? I loro silenzi? In mostra, adesso, sembrano riprendersi la loro forza,
la loro vitalità. Ma questa vitalità è ancora quella del tempo che fu, oppure è solo “la penombra che abbiamo attraversato”?
Le crisalidi di cui sopra, adesso, sono farfalle consapevoli della loro breve esistenza. Sono grate di aver riprovato la dolcezza
di uno sguardo, di aver intravisto che ci sono ancora giorni da vivere; ma, come dice il poeta, “Où sont les neiges d’antan?”.
Dice il mio amico Vittorio che “le nevi” sono ancora qui, tutte qui, insieme. Volti di donne, colori, emozioni, tenerezze.
Sono tutte qui per provare a rispondere alla domanda più insidiosa che vibra in mostra, sottesa alle pareti: perché lo sportellino
della gabbia era aperto?
Pippo M. Pappalardo

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