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Anna Maria Colace

Anna Maria Coloce

Anna Maria Colace – Archivio Fotografico Mediterraneum Collection

La luce, si è detto, suggerisce visioni. Proprio queste visioni, proposte in forma d’abbozzo, è il territorio esplorato da Anna Maria Colace.

Ogni immagine di Visioni Oceaniche ha in sé l’embrione d’un senso che altro non attende che essere rivelato, e che colpisce l’immaginazione dell’osservatore il quale presto comprenderà come i soggetti, benché immersi nello spazio naturale, cerchino di definire un rapporto con se stessi

La creativa Anna Maria Colace in mostra con il suo ultimo progetto fotografico: “E mi me ne so ‘ndao“ in un insieme dal titolo Peregrinazioni

Anna Maria Colace: Peregrinazioni

“…. Oggetti, persone, elementi naturali emergono da queste immagini come presenze che chiedono di essere ascoltate più che descritte. Peregrinazioni è dunque il movimento che tiene insieme tutto questo: un’indagine in continuo divenire su ciò che muta e torna alla superficie. È uno sguardo che non cerca di spiegare, ma di lasciar affiorare. Nel mio lavoro credo fermamente che l’immagine sia una soglia, un varco dove ciò che vediamo lascia emergere ciò che non ha voce, ma solo intensità.
Non cerco fotografie che descrivono.
Cerco immagini che aprono e che ascoltano.
Immagini in cui qualcosa si rivela, resta sospeso, resta.”

Parlano di Noi: 5 personali di fotografia. Al Museo Civico di Noto

E’ tornata a Noto Med Photo Fest2024  la rassegna di fotografia internazionale che nasce dagli archivi di Vittorio Graziano che questa volta propone in due sezioni consecutive 5 autori provenienti ds nazione diverse.

Dal 14 maggio al 10 giugno Acherontia di Ilaria Rosselli (Usa) e Fuga di Marcio Scavone (Brasile).

A seguire e sino a luglio sono in arrivo le personali di Delfina Rocha, Elio Graziano e Anna Mari Colace.

Anna Maria Coloce

Anna Maria Colace

La luce, si è detto, suggerisce visioni. Proprio queste visioni, proposte in forma d’abbozzo, è il territorio esplorato da Anna Maria Colace.

Ogni immagine di Visioni Oceaniche ha in sé l’embrione d’un senso che altro non attende che essere rivelato, e che colpisce l’immaginazione dell’osservatore il quale presto comprenderà come i soggetti, benché immersi nello spazio naturale, cerchino di definire un rapporto con se stessi

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