Carlo Guarrera

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Bio

Carlo Guarrera (Catania, 19 febbraio 1960) è uno scrittore e performer, ideatore di testi letterari tra parola e musica italiano.

Negli anni novanta pubblica i saggi sul rapporto oralità e scrittura Le quattro stagioni di Lucio PiccoloLo stile della voce (Sicania) e Taormina, vedetta degli dei (Mediterraneum) con Franco Battiato e Vittorio Graziano (1995). Nel 2003 scrive e rappresenta il poema Delirio dell’estasi, e nel 2008 il monologo Rose deep rose. Tra il 2009 e il 2010 rappresenta, tra le altre cose, Frammenti per versi e voce (insieme a Manlio Sgalambro e Rosalba Bentivoglio). Il suo interesse per la cultura zen giapponese lo ha portato a realizzare alcune azioni performative tra cui SIKI, quaranta haiku di Matsuo Basho. Ha rappresentato Favole della dittatura (di Leonardo Sciascia), Bella la verità! tratto dal romanzo Retablo di Vincenzo Consolo e Vita nuova di Dante all’Otsuka Museum of Art di Naruto in Giappone.

Ha lavorato con musicisti quali Francesco Cafiso, Nello Toscano, Claudio Cusmano, Ivan Cammarata, Giovanni Caruso, Rosalba Bentivoglio, Alberto Alibrandi, Susanne Hafenscher, Samyr Guarrera, Eva Orlowsky, Ares Velaora, Giampaolo Terranova, Alessandro Borgia, Mario Manola, Robert Shaun, Toti Bella, Flavio Privitera, Antonella Furian, Serena Pantaleo; con attori e registi come Alice Ferlito, Chiara Bentivegna, Giuseppe Paternò di Raddusa, Melita Poma e Jean Paul Denizon, con la video maker Sato Kuni e con lo scultore Luca Pantina alla realizzazione dell’installazione totemico-sonora My Totem: Requiem for Symbols (Palazzo della Cultura di Catania 2010), dell’installazione sonora Terra Luce Silenzio (Palazzo della Cultura di Catania, 2015) e di Un’altra terra desolata (2019).

Nel 2011 pubblica la sua prima opera narrativa: Occhi aperti spalancati. È autore dei testi e della musica di Persistent Shadow (2012), Diario di Virginia Poe (2017), performance ispirate alla vita e alle opere di Edgar Allan Poe, a cui hanno collaborato la video maker Sato Kuni, Susanne Hafenscher e Ginevra Guarrera. Nel 2014 ha scritto ed eseguito il live electronic INVASIONE, la notte della parola e la performance Io sono il tuo signore, dialogo dell’estasi. Nel 2017 pubblica Il grasso legnaiolo di Catania. Presenta Sogno 101 in due diverse versioni con cellodronin come omaggio all’autobiografia di Giacinto Scelsi Il Sogno 101 (2018 e 2025). Nel 2023 pubblica il romanzo distopico La luna edicola (tra le ombre di Ankara).

È stato docente di letteratura italiana all’Università di Stato Dil ve Tarih Fakultesi di Ankara e cura da diversi anni relazioni nel campo della formazione e della promozione culturale tra Turchia e Italia.

È tra i fondatori della casa editrice Mesogea (Messina), del cui comitato di redazione fa parte dal 1999. È consulente editoriale ed è stato tra i curatori del progetto europeo, interscambio di culture, Ramses 2. Ha partecipato alla compilation n.7 di musica concreta dedicata al brano 4’33’’ di John Cage con il brano Beauty and Silence presso l’Institute for Alien Research (IFAR) di Bath (2013) con Robert Shaun. Ha promosso un laboratorio di musica non convenzionale dal titolo Giardino Sonante e il progetto seriale Studi orfici tra il 2017 e il 2020. Nel 2019 ha composto il soundtrack del mediometraggio “Hollywood del Simeto”. Ha lavoraro all’installazione ‘’Tempus’’ insieme a Leopoldo Mazzoleni (2018). Ha presentato due suoi Live Electronics Sogno 101 di Giacinto Scelsi (2018) e Un’altra terra desolata insieme a Gianluca Aresu e Luca Pantina (2019). Con Luca Pantina ha presentato l’installazione sonora “Terra Luce Silenzio” al museo d’arte contemporanea “Loggiato San Bartolomeo” di Palermo (2020.). Con Gianluca Aresu, sempre con l’uso della tecnica della sintesi granulare, ha eseguito il testo “Caspar Hauser” (2021); Ha eseguito la performance iniziatica Orpheus con Alice Ferlito (2023). Ha costituito il gruppo musicale Club Somnambule (2024): Carlo Guarrera (chitarra elettrica, personal devices, cellodronin) con Davide Peri (sassofono soprano) e Sebastiano Pavia (basso guembrì, percussioni elettroniche).

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Vittorio Graziano: 50 Anni di Fotografia (1974 – 1924)

Testimone della propria soggettività – Carlo Guarrera

Il semiologo Roland Barthes, attento analista dell’immagine, partendo dallo spettatore di una foto distingueva due modi di fruire l’oggetto osservato: lo studium e il punctum.

Il primo costituisce l’aspetto razionale, per cui lo spettatore mentre osserva si chiede chi sono le persone ritratte, quali azioni compiono, dove ci troviamo e altri aspetti e informazioni strettamente collegati a quella fotografia.

Il punctum invece è quel modo non razionale ed emotivo che colpisce l’attenzione per effetto di un dettaglio, di un colore, di un oggetto o di una forma.

Nell’ampia collezione che ci presenta Vittorio Graziano chi guarda sembra guidato verso l’una o l’altra modalità, a seconda dell’album fotografico in questione.

Per esempio, la serie dedicata al Brasile è d’impatto fortemente narrativo: quelle immagini sembrano volerci raccontare delle storie per mezzo di persone, di colori e di ambienti.

Se invece guardiamo la sezione dedicata ad Arles, pur trattandosi di immagini scattate in una città, non percepiamo lo sviluppo di un racconto, di una descrizione, quanto piuttosto la presenza di una suggestione, di un’impressione: un reggicalze nero che trattiene una calza rossa; una Marylin Monroe pop, iconica e sensuale, con la gonna frenata sopra una griglia di ventilazione accanto a un tavolino da bar; una giovane donna che ci guarda facendoci precipitare dentro i suoi occhi.

Anche alcune foto che dovrebbero raccontarci il carnevale di Rio ci restituiscono piuttosto solo bagliori rossi su fondo nero, con una grafica anni Settanta fatta di immagini stilizzate di danzatrici psichedeliche scatenate.

Queste foto esortano l’occhio a soffermarsi sui particolari e ci convocano nel mondo dell’irrazionale e dell’immaginazione, ci fanno viaggiare con i nostri pensieri e con i nostri ricordi. Infine ci sono le cosiddette foto famigliari, quelle delicate e forse anche sentimentali che ci rivelano bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze, collezione che si presuppone voglia presentare la famiglia: anche su queste ultime foto chiunque può esercitarsi a ripercorrere le tappe dei propri ricordi.

Qui Graziano risulta, come direbbe Barthes, “testimone della propria soggettività”.

Carlo Guarrera

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