Ferdinando Scianna / Vittorio Graziano, 50 anni di Fotografia (1974/2024)

Indice

Bio

Ferdinando Scianna nasce a Bagheria (Palermo), nel 1943.

All’Università di Palermo si dedica agli studi, poi interrotti, di Lettere e Filosofia. Nel 1963 incontra Leonardo Sciascia con il quale pubblica, a ventun anni, il primo dei numerosi libri poi fatti insieme: Feste religiose in Sicilia, che ottiene il premio Nadar.

Nel 1967 si trasferisce a Milano dove comincia a lavorare per il settimanale l’Europeo, facendo il fotoreporter e l’inviato speciale. Successivamente è a Parigi dove farà il corrispondente per 10 anni. Qui scriverà per “Le Monde Diplomatique” e “La Quinzaine Littéraire”, di politica per il primo, di fotografia e letteratura per il secondo.

Nel 1977 pubblica in Francia “Les Siciliens” e in Italia “La Villa dei Mostri”. In questo periodo conosce Henri Cartier-Bresson che lo introduce alla prestigiosa agenzia Magnum. La sua collaborazione con scrittori famosi continua con successo e nel 1989 viene pubblicato il libro “Le forme del caos” con la prefazione dello scrittore catalano Manuel Vázquez Montalbán.

Dal 1987 comincia a lavorare a reportage e ritratti, alternando questi lavori a quelli di alta moda e pubblicità affermandosi a livello internazionale come uno dei fotografi più richiesti.

Nel 1995 ritorna al passato riaffrontando i temi religiosi del suo primo libro e pubblica “Viaggio a Lourdes”. Nei due anni successivi produce le migliori immagini del suo progetto “Dormire Forse Sognare”. Mentre nel 1999 vengono pubblicati i sui ritratti al famoso scrittore argentino Jorge Luis Borges. Nel 2003 esce il capolavoro “Quelli di Bagheria” dove, mettendo assieme foto del suo passato, ricostruisce la sua giovinezza nel paese natio.

Nel dicembre 2006 viene presentato a Roma il calendario 2007 per la Regione Siciliana: 12 scatti nei quali ritrae la famosa attrice messinese Maria Grazia Cucinotta. Nonostante l’impegno commerciale trova il tempo per svolgere un’attività giornalistica fra Italia e Francia con notevole successo sui temi di cui si è sempre occupato.


Ferdinando Scianna – Vittorio Graziano, 50 anni di Fotografia (1974/2024)

Vittorio non fa di mestiere il fotografo. Nella vita ha fatto, con competenza e soddisfazione l’ingegnere.

Ma è evidente che nella sua coscienza di uomo la fotografia ha avuto un posto molto importante.

Ha fatto mostre, pubblicato cataloghi, ha sviluppato addirittura un’attività culturale fondando un’associazione e promuovendo festival nei quali ha presentato e promosso molti altri fotografi.

Per lui la passione per le immagini non è una compensazione narcisistica, ma un’esigenza culturale autentica. Vittorio ama la fotografia.

Di solito si usano due parole per definire quelli che non fanno fotografie per professione: fotomatori o dilettanti. Mi sembrano due definizioni molto belle.

L’amore, si sa, può spesso non essere corrisposto.

L’odio lo è sempre.

Ci sono molti “fotoodiatori” anche tra i fotografi di mestiere. 

Quanto a dilettante, Alberto Savinio, grande scrittore e pittore, lo considerava l’atteggiamento più alto per chiunque tenti un linguaggio espressivo. Quasi un sinonimo di libertà.

Ci son persone che fanno fotografie “per passare il tempo”, altri, come Vittorio, che lo fanno perché con le fotografie vogliono raccontarlo il tempo, il mondo, la vita, se stessi.

In questa mostra, che vuole ricapitolare molti anni di passione, colpisce la varietà dei temi e degli approcci.

È forse la cosa che più mi piace.

È molto difficile l’unità stilistica in un fotografo. Un fotografo è uno la cui materia prima è la vita, la realtà. Nel raccontarle le inventa. E la vita e la realtà sono varie e molteplici.

Questo non significa affatto che non si riconosca in Vittorio Graziano fotografo una sottile unità stilistica, di sguardo, di atteggiamento intellettuale e formale.

La si riconosce, per esempio, nella sua sensibilità personale nell’uso del colore. Sensuale e sontuoso. Ma anche nella varietà di approcci in un settore così difficile come quello dei ritratti, che spaziano dal divertimento glamour alla sottigliezza psicologica.

Nelle foto di impronta più reportagistica, come nelle analisi formali di certi aspetti delle città moderna che si offre come spettacolo, per esempio New York.

Ma c’è un aspetto nel quale Graziano mostra uno spirito peculiare, l’ironia nei confronti del mondo che viviamo. Non sono molti i fotografi che posseggono il dono dell’ironia e che lo sanno usare.

Soprattutto lo ritroviamo nelle sue foto di vetrine o nei cortocircuiti e paradossi che provocano i manifesti pubblicitari nel disegnare la realtà che ci circonda, in una commistione tra consumismo e insensatezza che fa riflettere e divertire nello stesso tempo.

Si è anche molto divertito, il nostro Vittorio, nel fare fotografie.

E ci diverte, ci sorprende e ci fa pensare.

Bisogna essergliene grati.

Ferdinando Scianna

[ Torna su ]


Verificato da MonsterInsights