Mostre Personali 2025 – Sergio Giannotta – Ieri ho sognato un giardino

Photo Med Fest 2025
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Sergio Giannotta
Sergio Giannotta

Sergio Giannotta è un fotografo nato a Catania, città in cui tuttora vive e lavora. La sua ricerca visiva si uove tra i territori della memoria, del sogno e della percezione, esplorando con delicatezza la dimensione intima e sospesa del quotidiano. Attraverso un uso sapiente e personale della luce e della sfocatura, le ue immagini tendono a sottrarsi alla pura descrizione del reale per trasformarsi in evocazioni emotive e uggestioni visive. In esse, i contorni si dissolvono, i colori si fanno rarefatti, e la realtà sembra scivolare lentamente in una dimensione altra, onirica e senza tempo.

Il lavoro di Giannotta si distingue per una sensibilità poetica che fonde elementi della fotografia pittorica con un linguaggio contemporaneo, attento alla narrazione e all’atmosfera. I suoi scatti, spesso permeati
da un senso di sospensione e silenzio, restituiscono immagini in cui il paesaggio e la figura umana si trasformano in metafore visive di un altrove interiore, un luogo dell’anima in cui lo spettatore è invitato a perdersi. L’introspezione, l’attesa, il ricordo e la solitudine diventano temi ricorrenti nel suo immaginario, declinati con uno stile riconoscibile e coerente.

Ha partecipato a numerose mostre ed esposizioni fotografiche, sia in Italia che all’estero, ottenendo riconoscimenti per l’originalità del suo sguardo e la qualità della sua ricerca artistica.
La sua poetica visiva ha incontrato l’apprezzamento della critica e del pubblico per la capacità di generare un dialogo profondo tra immagine e sentimento, tra visibile e invisibile. Tra i suoi progetti più significativi si ricordano “Isola” (2019), un lavoro sul senso di appartenenza e isolamento nel contesto mediterraneo, e “Southern Dream” (2020), che rappresenta un esempio emblematico del suo approccio visivo e poetico. Quest’ultimo progetto indaga la dimensione del sogno nel Sud Italia attraverso paesaggi dilatati, sguardi sfuggenti e frammenti di quotidianità trasfigurata.

A seguire, con “Ieri ho sognato un giardino” (2021), Giannotta sperimenta l’uso della macchina Polaroid per restituire immagini dall’estetica intima e sospesa, in cui la materia fotografica stessa – con le sue imperfezioni e sfumature – contribuisce a rafforzare l’impressione di ricordo sbiadito o di visione interiore. Il giardino, simbolo archetipico di rifugio e contemplazione, diventa qui uno spazio mentale e affettivo, luogo dell’immaginazione e della memoria.

Realizza successivamente “Toys”(2022), un progetto che si discosta apparentemente dai toni più lirici delle opere precedenti, ma che conserva intatta la sua attenzione per l’infanzia, l’identità e le stratificazioni del vissuto. Attraverso l’uso simbolico degli oggetti e dei giocattoli, l’autore riflette sul tempo, la nostalgia e la costruzione del sé, intrecciando elementi autobiografici con una ricerca formale attenta e raffinata. In tutte queste opere, la fotografia si fa esperienza sensoriale e viaggio interiore, mantenendo un equilibrio costante tra realtà e immaginazione, tra ciò che è visibile e ciò che si cela oltre l’immagine.

Grazie all’opera del fotografo Sergio Giannotta conosciamo la sua volontà di trovare per la poesia un’analogia visiva che renda giustizia della musicalità della parola e restituisca alla medesima, attraverso la concretezza della immagine, quella sensualità che il verso trattiene.

Tutto questo comporta l’appassionata analisi della costruzione di una personale poetica che non può risolversi nell’accettazione di un fremito, di un gesto o di un segno plastico, ma deve accettare, anche, il costrutto materiale in cui si si risolve la visione fotografica: sospendere lo sguardo in attesa che si faccia visione e raccogliere quel patrimonio di sensazioni e di emozioni che porta con se.

Può la fotografia ambire a tanto? Sicuramente si, allorché gli elementi di cui si compone si mettono al servizio l’uno degli altri. E allora il colore deve ambire ad una armonia cromatica, la linea deve piegarsi alla ragioni del disegno, la costruzione sottostare alla regola dell’architetto, la tematica, beh, quella te la fa incontrare il cuore (all’autore resta lo stile, e non è cosa da poco, quantomeno per sottoscrivere la autorialità del Nostro). La storia della fotografia celebra i fortunati contatti tra la fotografia ed il testo poetico (citiamo il felice incontro di Mulas con l’opera di Montale, di Berengo Gardin con Leopardi, i fortunati contributi di Pepi Merisio alla poesia di Luzi, senza tralasciare il fruttuoso scambio di Andrea Zanzotto con i fotografi del paesaggio).

In questo solco si colloca il nostro autore, il quale ci propone la grammatica della sua opera con accenti e visioni che conoscono musicalità e ritmi che potrebbero, vogliono diventare versi.

Ma allora noi scorgeremmo la sua e la nostra poesia? In verità iI nostro Giannotta vuole farci ascoltare e vedere. Vuole farci incontrare, semplicemente.

Come in un verso, come in uno scatto.

Pippo Pappalardo


Sergio Giannotta - Ieri ho sognato un giardino
Sergio Giannotta – Ieri ho sognato un giardino

Sergio Giannotta - Ieri ho sognato un giardino
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Sergio Giannotta - Ieri ho sognato un giardino
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