Roberto Strano

Indice
- Roberto Strano – I fotografi siciliani sparsi nel mondo
- Roberto Strano – De Senectute
- Approfondimenti su Roberto Strano
- Parlano di Roberto Strano
Roberto Strano – I fotografi siciliani sparsi nel mondo

Archivio Med Photo Fest 2019
Mi piace parlare di nomi che hanno dato lustro alla nostra Isola e alla fotografia, penso agli studi della famiglia Interguglielmi, ai fratelli Scafidi che immortalarono gli sbarchi in Sicilia e riuscirono a fotografare il bandito Giuliano, a Enzo Sellerio, Letizia Battaglia, Ferdinando Scianna.
Un altro punto di riferimento importante per me è stato Giuseppe Tornatore che prima di diventare cineasta fu fotografo.
Roberto Strano
Una trentina di anni fa il mio angelo paterno Leonardo Sciascia individuava le ragioni, complesse e contraddittorie, che hanno provocato in Sicilia una straordinaria fioritura di grandi scrittori in una potente passione per il racconto della realtà, della vita, della storia. Il realismo letterario di cui parlava Sciascia non era banale. Una ossessione per la realtà che poteva sfociare nella fantasia,
nella su-realtà. E Leonardo aveva già notato che su questa linea, per esempio, si muovevano anchealcuni fotografi siciliani. Ne presi spunto per immaginare e con facilità profetizzare che c’era da aspettarsi una fioritura della fotografia in Sicilia. Non si può negare che questa fioritura, ricca e importante, ci sia stata. Diversa, naturalmente, da quella letteraria, e peculiare.
Essere siciliani e andare via è stato per moltissimo tempo quasi un sinonimo. Molti fotografi siciliani sono andati via, e li ritroviamo in giro per il mondo. Ma andare via, per un siciliano, è una faccenda complicata. Nessuno tra quelli che vanno via riesce veramente a smettere, in un modo o in un altro, di essere siciliano. E nessuno tra quelli che sono rimasti ha potuto evitare un’esperienza cosmopolita. Soltanto chi ha un villaggio nella memoria, ha detto Ernesto De Martino, può vivere un’esperienza cosmopolita. Ancora meno uno che fa fotografie, linguaggio cosmopolita per eccellenza della modernità La cosa straordinaria, che ho verificato più volte, è che l’inestirpabilità, che non sempre è positiva, di un certo modo di essere siciliano la si ritrova anche in quelli che sono nipoti e pronipoti dei loro nonni e bisnonni che sono stati costretti a partire.
Basta citarne uno solo, grande regista, che ha comunque a che fare con le immagini:
Martin Scorsese. Ho quasi voglia di fare un’affermazione orgogliosa, forse persino arrogante.
Su quale altra regione italiana si sarebbe potuto fare un libro come questo di Roberto Strano, che racconta venti fotografi siciliani, dell’isola e della diaspora? E lui steso ci avverte che non è nemmeno, né poteva esserlo, esaustivo. Ma che cosa significa questo libro? In che cosa consiste la sua legittimità e importanza? A me pare che due sono le molle che hanno spinto Roberto a concepire e realizzare un progetto così singolare e emozionante. Tanto per incominciare l’amore divorante per la fotografia. E la fotografia, lo sappiamo, è i fotografi. Un viaggio dentro la propria passione attraverso gli incontri. Un viaggio da fotografo. Un viaggio che racconta storie e persone con fotografie di prim’ordine. Non un semplice repertorio: un racconto. Un racconto di scoperta e di amicizia, un’iniziazione di appartenenza. Ed è questa l’altra molla chiave del libro.
Questo libro è una presa di coscienza culturale, la scoperta di una tradizione variegata e tuttavia unitaria che esiste e ci spiega, ci giustifica. Che spiega e giustifica Strano e noi tutti che figli di quel mondo facciamo i fotografi. Alla quale possiamo riferirci. Naturalmente, la maggior parte dei fotografi che incontriamo in questo libro li conoscevo. Ma altri, certo per mia ignoranza, mi erano sconosciuti. Ed è stata una emozione conoscerli e scoprirli. Fotografi spesso assai dissimili tra di loro e che appartengono a vicende storiche e personali apparentemente non facilmente riconducibili a un comune denominatore. Eppure, guardate le immagini, guardate i loro ritratti, leggete i loro racconti: che abbiano fotografato in Sicilia o altrove in tutti si respira
un’aria comune, un’aria di famiglia.
La fotografia siciliana esiste. Ed è, probabilmente, tra le più internazionali nella vicenda della
fotografia italiana.
Ferdinando Scianna
Anni di incontri, di scambi culturali, di dialoghi su fotografia e vita, di condivisione reciproca delle proprie radici insulari, il tutto permeato da un’unica passione: la fotografia. I ritratti di Roberto Strano, dedicati ai suoi amici e colleghi siciliani, spesso come dice il titolo, “sparsi” per il mondo, regalano al lettore una particolare intimità, una vicinanza che ci permette di capire meglio cosa si nasconde dietro un grande autore, dietro una foto che per un verso o nell’altro è rimasta per anni nei nostri occhi.
L’intera Sicilia è un luogo letterario. E dietro la costruzione per immagini di questo topos ci sono donne e uomini che l’hanno elaborata culturalmente, visivamente, con i loro scatti. Roberto Strano ripercorre a ritroso il meccanismo, andando direttamente ai volti e ai gesti di molti fotografi siciliani, non per realizzare un’enciclopedia, ma per segnare un percorso o delimitare una geografia ideale. Mette insieme così una sorta di “scuola siciliana” – ma sarebbe meglio definirla una “famiglia immaginaria”
con una serie di relazioni, rapporti e idiosincrasie che, come in tutte le famiglie può essere fatta anche
di dissapori e divergenze – accomunata fondamentalmente dal fatto di essere partiti dalla Sicilia (o dall’esservi tornati). I fotografi fotografati da Strano svelano così questa sorta di patologia: siciliani che hanno inventato la Sicilia con le loro immagini. Dove l’invenzione sta per scoperta o rinvenimento. Possiamo dire che Roberto Strano ha riallacciato i fili, elaborando un catalogo di esploratori e viaggiatori che hanno attraversato in lungo e largo l’isola letteraria per formarne una nuova, più reale di quella reale, più duratura di quella di pietra e di vento. Un gioco di specchi, di rimandi, di rinvii, di affinità e di citazioni come un album di famiglia. Di una famiglia immaginata, immaginaria e visionaria.
Gaetano Savatteri
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Roberto Strano – De Senectute
Archivio Photo Med Fest 2011

Roberto Strano, Fotografo professionista, vive e lavora a Caltagirone, spostandosi in Italia e all’estero. Si dedica alla fotografia di
reportage con particolare attenzione alla fotografia sociale. È docente in diversi corsi di fotografia.
Dagli anni ‘90 ha svolto un’intensa attività di ricerca per la quale ha ottenuto diversi riconoscimenti anche internazionali. Gli anni
tra il 1992 e il 1996 segnano un’importante crescita professionale per la collaborazione con diversi studi fotografici tra Catania, Roma e Napoli (tra cui quello del noto fotografo napoletano Ciro Gaita). Nel 1994 a Roma effettua importanti servizi: “Una scala per le stelle” in Piazza di Spagna dove partecipano Carol Alt, Naomi Campbell, Valeria Mazza, etc. A fine del 1996 realizza un servizio con Miss Italia “Denny Mendez”. Nel ‘99 è socio fondatore della Galleria “Luigi Ghirri” di Caltagirone. Nel 2002 vince l’importante concorso internazionale di fotografia “Premio Canon Giovani Fotografi”. Nel 2003 espone al Photo Show di Milano e vince il Premio Europeo “Human Work”, esponendo in Spagna, Germania, Romania, e Italia. Nel 2004 espone in Arabia Saudita e Singapore e realizza la personale “Back-Stage da un Matrimonio” a cura di Denis Curti dell’Agenzia Contrasto presso il Centro Culturale San Fedele di Milano. Nel 2005 è docente di Fotografia presso l’istituto Professionale “Lucia Mangano” di Catania per il progetto “La Fabbrica del Sorriso”. Nel 2006 è direttore della fotografia nel film “Cani Randagi” e nel 2007 Espone al Photo Show di Milano e al Centro Culturale Le Ciminiere di Catania. Presso “Forma”, Centro Internazionale della Fotografia di Milano presenta le fotografie del volume “Guardami Dentro” con le prefazioni di Ferdinando Scianna e Pippo Pappalardo (Polyorama Edizioni), commentate dallo scrittore Vincenzo Consolo, dal Direttore della Contrasto Denis Curti e dal Fotografo Ferdinando Scianna. Nel 2008 espone la personale “Giro di Boa” a Ragusa. Nel 2009 è ospite a Milano della manifestazione “fotografica 08” organizzata da Canon e dall’agenzia Contrasto presso Forma e nello stesso anno è direttore della fotografia nel film “Una corsa per la vita”. Nel 2010 è membro della commissione giudicatrice del “Portfolio Mediterraneum” al Med Photo Fest, presieduta da Gianni Berengo Gardin. Le sue opere appartengono a diversi collezionisti privati e musei e molte testate giornalistiche
e note ditte attingono foto dal suo archivio personale. Principali Pubblicazioni: Zoom, Photo, Summa, Avvenire, Nuovo Fotonotiziario, Gente di Fotografia, Arte, Elegance, Fotoit, Foto Reflex etc.

La fotografia non si occupa di concetti astratti. Alcuni lo considerano un grave limite. Per me è la sua gloria. La fotografia si occupa di cose, luoghi, persone, istanti di vita. Li registra e li racconta. Non si può fotografare la vecchiaia. Il fotografo fotografa i vecchi. Quell’uomo, quella donna, quella situazione. Beninteso, ciascuno lo fa in maniera diversa. E se è un buon fotografo,
non soltanto di quegli uomini, quelle donne, quella condizione umana ci racconta, ma di se stesso, della sua sensibilità, della sua capacità di trasformare i fatti e i suoi pensieri e sentimenti in linguaggio fotografico. Robert Doisneau, grande esperto in sensibilità dello sguardo, parlando di una serie di fotografie di Martine Franck sull’universo della vecchiaia faceva una memorabile distinzione tra sguardi clinici da medici, sguardi cinici e indifferenti da poliziotti e sguardi solidali, amichevoli. E metteva tra questi lo sguardo di Martine.
Ci sono anche altri sguardi, terribili, sul mondo dei vecchi.
Il più memorabile è quello lasciatoci da Mario Giacomelli in quel capolavoro della storia della fotografia che è la sua serie sull’ospizio di Senigallia.
Uno sguardo così impietoso, così brutale da risultare inaccettabile se attraverso quelle straordinarie e potenti immagini noi non fossimo, senza alibi e senza scappatoie, messi di fronte all’orrore che era l’orrore esistenziale, fisico, di Mario Giacomelli nei confronti dell’insopportabile ingiustizia dell’umano degrado della carne. Come se in quell’ospizio Giacomelli avesse scoperto una
Buchenvald nella quale non gli uomini torturavano e sterminavano altri uomini, ma la natura stessa, con insopportabile, spietata ferocia.
Lo sguardo di Roberto Strano è certo più vicino a quello di Martine Franck che a quello di Giacomelli. È lo stesso sguardo pudico, partecipe e empatico che avevo già conosciuto nella sua bella serie di immagini su un’esperienza psichiatrica a Caltagirone.
Questo di Roberto è un lavoro precedente, giovanile, anche se lui è ancora molto giovane. A dimostrazione che il carattere di una persona si definisce espressivamente molto presto e difficilmente cambia poi molto. Dentro queste immagini, tuttavia, si percepisce anche un’inquietudine singolare e molto interessante.
È difficile che una persona giovane riesca a sentire fino in fondo la condizione umana, che è innanzitutto condizione fisica, di un uomo vecchio. È soltanto molto dopo, ahimè, che la vecchiaia comincia a impadronirsi, lentamente, o quasi di colpo, dei tuoi nervi e delle tue ossa, cambia i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti nei confronti di te stesso, della vita e degli altri.
A volte questo ti isola, ti rende più arido e insensibile. Spaventato. Altre, arricchisce e addolcisce, allarga lo spettro della tua capacità di comprendere.

Per questo dicevo che l’inquietudine che pervade queste fotografie è singolare e interessante. Sebbene ancora molto giovane, è come se Roberto avesse percepito, e intuito, una condizione umana ancora lontana dalla sua realtà biologica. Questo ha dato al suo sguardo una delicatezza che anche nelle immagini che sfiorano il grottesco – la vecchiaia rischia sempre il grottesco – non scivolano mai verso l’indifferenza o il compiacimento espressionista. Sono immagini sincere, ed è in questo che risiede la loro speciale qualità.
Ferdinando Scianna
De Senectute 2002 Premio Canon giovani fotografi, una delle tre foto inserite nella Fondazione Ago a Modena Franco Fontana che comprendono un vasto patrimonio di immagini che include i grandi maestri del XX secolo Stampa ai sali d’argento 30*40
Il reportage “De Senectute” è stato realizzato dal fotografo siciliano Roberto Strano (e non da Franco Fontana). Nel 2002, questo lavoro sulle case di riposo di Caltagirone ha vinto il prestigioso “Premio Canon Giovani Fotografi”.
Le informazioni esatte sull’opera includono:
Autore: Roberto Strano
Soggetto: “De Senectute” (serie dedicata agli anziani)
Riconoscimenti: Vincitore del Premio Canon Giovani Fotografi nel 2002
Collezione: Tre immagini di questo reportage sono entrate a far parte della collezione permanente della Fondazione Modena Arti Visive (parte del sistema Fondazione Ago), che vanta un patrimonio comprendente capolavori dei grandi maestri della fotografia del XX secolo.
Formato: Stampa ai sali d’argento, dimensione
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Approfondimenti su Roberto Strano

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