“Storie di donne”: A Catania, la Fotografia Riscrive l’Identità

Articolo pubblicato su “Whipart”

Di Ljdia Musso – 30.09.2025


E se l’identità non fosse un monolite da scoprire, ma un arcipelago da esplorare? Se non fosse un’essenza fissa, ma un’incessante performance sul palcoscenico che è la vita?

In un mondo che ci bombarda di immagini levigate e narrazioni preconfezionate, il Med Photo Fest di Catania non si limita a esporre fotografie.

Lancia una sfida, un’interrogazione radicale: usa l’obiettivo come un bisturi sociologico per dissezionare il concetto stesso di “sé”. Il leitmotiv che pulsa sotto la pelle di questa edizione è una tesi tanto potente quanto necessaria: la frammentazione e l’irriducibilità dell’identità, la possibilità continua di ridefinirsi attraverso le proprie azioni.

Qui, la fotografia smette di essere uno specchio passivo e diventa uno strumento attivo di ridefinizione di identità, spazi, luoghi e dimensioni temporali. Non è un caso che il focus sia sulle Storie di donne.

Per secoli definite dallo sguardo altrui, oggi sono le fotografe a riprendere in mano il dispositivo, non per creare un contro-sguardo unico, ma per frantumare lo specchio in mille nuovi riflessi.

A Catania, tra i vicoli barocchi e le sale espositive, va in scena un atto di resistenza visiva contro la tirannia dell’io coerente.

Un invito a guardarci, e a guardarci dentro, con occhi nuovi.



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