Massimo Cristaldi – Med Foto Fest 2019

Ph Massimo Cristaldi
Ph Massimo Cristaldi
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Foto in Mostra di Massimo Cristaldi

Massimo Cristaldi - Portopalo 2014 - Mediterraneum Collection
Massimo Cristaldi – Portopalo 2014 – Mediterraneum Collection

Massimo Cristaldi - Torre Faro 2011 - Mediterraneum Collection
Massimo Cristaldi – Torre Faro 2011 – Mediterraneum Collection

The Tower once used to supply electric energy to Sicily – Il pilone di Torre Faro che, quando in esercizio, conduceva circa 190 000 terawatt. Un perfetto esempio di presenza-assenza di rete, di dentro-fuori luogo con il suo recinto e il suo rapporto con il territorio in cui lo stesso pilone diventa arte, monumento contemporaneo, forte presenza per il paese e gli uomini. .Un uomo di oggi ha infatti parcheggiato sotto il faro una macchina di ieri mentre il faro sullo sfondo promette, quando si accenderà, di gettare una luce sul futuro


Massimo Cristaldi - Linosa 4 - 2009 - Mediterraneum Collection
Massimo Cristaldi – Linosa 4 – 2009 – Mediterraneum Collection
Massimo Cristaldi - Macchinetta - Scoglitti - 2004 - Mediterraneum Collection
Massimo Cristaldi – Macchinetta – Scoglitti – 2004 – Mediterraneum Collection

Suspended – A surreal journey in a Suspended Sicily

What do I photograph and why? What attracts me most? Why does a scene capture my attention? Why does a certain subject become so irresistible? These are the questions I’ve always asked myself since I started taking pictures. The visual field we see is, somehow, a mirror of our own mind. Maybe we truly see our mind. So it is interesting, for me, to use photography in order to see what my mind produces in places that for me are so familiar, as they belong to my homeland. And the result is a sequence of images exploring what is far from the usual Mediterranean or Sicilian stereotypes. These are not winking postcards, conveying a glossed-over image of a land full of art and culture. Neither do we see iconic visions of black-dressed mamas, godfathers and religious festivals. These are visual sketches of my own interior landscapes. Places where “The City is as old as Time and continuous with it”¹, where every place has been (or is going to be) colonized by man-made artifacts. Suspended: between past and future, sky and earth, as suspended as the buildings and structures that seem to grow up, spontaneously, from a common soil. In turning my mindscapes into reality, in choosing my subjects, I’ve created, without a deliberate decision, a time-jumping effect. Passing from the unfinished, to ruins; incomplete buildings and to-be projects. These are reconquered spaces, wounds in the present, delirious projections into the future.

(1) In The Best Short Stories of J. G. Ballard (New York: Holt, Rinehart & Winston, 1978.

In Suspended there is a splendid and tragic feeling of emptiness, if those two could be mentioned in the same breath, and surreal as well. I like the scale shifts you are seeing with the cars, people, the houses, and the sun-blasted and burnt color of the landscapes and buildings. It shows me a kind of painful beauty in desolation, taking us beyond any hope of recovery.


Parlano di Massimo Cristaldi

Joel Meyerowitz

In Suspended c’è, se è possibile utilizzare queste due espressioni nello stesso respiro, uno
splendido e tragico sentimento di vuoto, e un non so che di surreale.
Mi piacciono gli spostamenti di scala che è possibile vedere tra le macchine, le persone,
le case e i colori di strutture e paesaggi inondati e bruciati dal sole. Mi mostra una specie di
dolorosa bellezza nella desolazione, che ci porta oltre qualsiasi speranza di recupero.
Questo è un buon lavoro. Congratulazioni per essere rimasto così vero

Joel Meyerowitz


Loredana Sferrazza

Geologo di formazione e fotografo per passione, attraverso il suo progetto fotografico dal titolo Suspended, Massimo Cristaldi ci conduce in un insolito e, talvolta, surreale viaggio in Sicilia. “Il mondo è grande e bello, ma è molto offeso” faceva dire Elio Vittorini al suo personaggio
Ezechiele in Conversazione in Sicilia. Proprio come nell’opera di Vittorini, anche nel portfolio di Cristaldi, il viaggio si rivela un pretesto per ritornare alle origini, per ricercare l’essenza di luoghi, le tracce di una storia personale e collettiva, l’intimità con il genius loci, la relazione profonda che si stabilisce tra un popolo e la Terra che lo ospita. Cristaldi, tuttavia, decide di soffermarsi sugli aspetti dissonanti di quel paesaggio, su architetture le cui proporzioni sono ben distanti dalle armonie dei templi greco-romani o delle costruzioni arabo-normanne e spagnole, maestose vestigia della complessa storia della sua terra. Cristaldi racconta una Sicilia ‘sospesa’ tra passato e presente e le sue immagini, proprio come le ‘rovine’ da lui immortalate, divengono potente
metafora di qualcos’altro. Fotografie e rovine condividono, infatti, la medesima valenza di spazio fisico e simbolico di rappresentazione del presente, di memoria del passato, di proiezione di potenzialità future; entrambe sono (s)oggetti autonomi dall’alto potenziale evocativo, locus di ricerca, di “ammonizione” strumento di riflessione e di denuncia della relazione disfunzionale tra l’uomo e l’ambiente. Gli scatti di Cristaldi mostrano una disarmonica geologia del paesaggio, una morfologia del territorio frammentata, dis-integrata e deturpata da architetture abbandonate, sospese, da rovine ingombranti, da spazi in attesa di nuove identità e d’intimità riconquistate.
Prive della dimensione di nostalgica esaltazione artistica del passato, le “rovine” e le architetture “sospese” delle fotografie di Cristaldi assurgono a nuovo paradigma del nostro tempo, di una contemporaneità precaria ed incompiuta, che muta continuamente, che distrugge e ricostruisce i propri spazi, privandoli spesso della loro identità originaria, trasformandoli in non-luoghi. Le
fotografie di Cristaldi raffigurano “spazi di passaggio” i cui i confini sembrano intrecciarsi: il grigiore del cemento incontra l’azzurro del cielo, i ruderi di un tempietto greco accolgono la presenza dell’uomo contemporaneo, deliranti costruzioni moderne deturpano la bellezza del paesaggio naturale circostante, antichi edifici riattivano la memoria di epoche passate. Ogni immagine sollecita l’osservatore a ricercare l’anima di quei luoghi, a riscoprire un linguaggio che fatichiamo a comprendere e a parlare “perché anestetizzati dall’an-esteticità.”
Il potere evocativo delle immagini invita a ri-attivare la memoria del luogo, a ri-trovare la sua identità, a re-integrare lo spazio costruito ed il contesto ambientale. Ogni fotografia ci ammonisce sulla necessità di stabilire una comprensione più profonda dei caratteri del nostro territorio, ci mette in guardia sul rischio di trasformare i luoghi che abitiamo in “spazi fantasma”, non-luoghi, aree prive di interiorità, identiche a tante altre, estranee a noi stessi. Le immagini di Cristaldi vogliono dar voce a quei luoghi e, seppur nella consapevolezza della forte spinta alla globalizzazione, all’uniformità e alla irriconoscibilità, esse sollecitano l’osservatore a rintracciare profondità celate, ricchezza di senso, potenziale espressivo ed emotivo. Esse intendono riaccendere una prospettiva di meraviglia e di seduzione smarrita, nuovi paesaggi di speranza
e di complicità ritrovata.

Loredana Sferrazza


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